shrine of the peaceful country. YASUKUNI, the movie

I watched Yasukuni, the movie by Li Ying.

I think it is an excellent work, it is a passionate struggle to understand more about symbols, people, ideology orbiting around the shrine. It should be considered like a psychoanalysis session where the dark soul of the Country just flows out: something Japan really needs. But like a patient cannot be cured or healed by somebody that is ill himself, this Chinese doctor Li was necessary to unveil something the average Japanese refuse to look at. After the war, nobody ever stated in clear words that the Japanese army and his supporters had been responsible for colonialism, racism, slavery, torture, arbitrary killings, rape, aggression. I know it was wartime, but that’s why war tribunals are made for. Instead, politicians, generals and the emperor were left at their places, suggesting the idea that nothing and nobody was to be blamed, and the ones who died were to be honored. I am Italian, I can feel how painful can be admitting war sins, but the republican Italy was born from opposition to fascism, and even if some colonialist generals were left in charge in high army ranks after ‘45 (some of them tried a putsch!), the politicians have been chosen among the resistant forces. In Italian law “apology of fascism” is still a crime.

Following with my loose psychoanalytic view, I really believe that Japanese as a collective conscience and especially as an Official State should find the courage to bury their fathers who did wrong (after having killed them), regardless of how much Chinese and Korean governments will take advantage of this (this seems to be the biggest concern to common people: surrender to Chinese and Korean “theories” about pacific war). Japanese need to do that for themselves, for their conscience’s health.

What I really liked about Li’s documentary was the lack of paternalistic or manipulative view (I know it should be like that in every documentary), just a vivid desire to get closer to facts and people’s feelings. The word I keep in my mind is symbols: these contributes to a huge amount of misunderstandings all through the movie. Flags held by veterans, flags used by politicians or uyoku members, the souls enshrining in the shinto shrine: a way to glorify some of the worst war criminals that set foot in Asia or just respect for all dead; slogans, violence, security granted by policemen that arrest invariably the weaker among the fighters, civil rights…

My favorite scene is the one in which a real estate broker from the U.S.A. (I think he was from Montana state) is waving a star spangled banner and a cardboard sign in japanese saying “i support Koizumi”, just in front of the entrance to the infamous shrine. It was the year in which the prime minister resumed the Yasukuni Jinja visit tradition. The scene that follows is tragic in terms of symbolic power: some of the visitors are expressing their joy and camaraderie to this American that doesn’t speak a word of Japanese. The atmosphere is friendly, but some other people approach him yelling against Americans, communists, Chinese and foreigners. The man is confused, cannot understand, the friendly ones in the crowd try to assure him that “Japanese are not like that”, that is not a correct sample of their breed. Police officers arrive and he is asked to fold and put away his american flag. A big mess of symbols, identities, messages, memories from history, conflicting truths: something that Japanese people should analyze deeply, maybe with the help of foreign eyes.

Corrispondenza

rectoverso

Mi scrivono dall’Italia. Si tratta di amici, mi danno del tu, la prima riga è scritta a mano. Mi ricordano che il mese prossimo dobbiamo votare, tutti, anche noi all’estero. Bisogna votare a destra. Ora, io non sono uno col sangue completamente avvelenato dagli ultimi sviluppi politici italiani, ma la lettera non sta in cielo nè in terra: alcuni passaggi sono pretestuosi e direi offensivi, per me.

Madrepatria e Italianità: non mi piacciono come termini. Mi ricordano campagne d’Africa e parate mascellari ai fori imperiali.

Col nostro governo, che ha guidato il paese… : salta fuori che in pochi mesi di governo “delle sinistre” non solo l’immagine dell’Italia si è rovinata (lo dicono loro dall’Italia a me che vivo all’estero), ma che addirittura c’è stato il rischio che ci disancorassimo dalla civiltà occidentale. Cioè la sinistra è orientale? La cosa irritante è che tutto questo è semplicemente suggerito, mai affermato e meno ancora provato o contestabile su basi concrete. La lettera mette gli addendi, il lettore deve fare la somma.

…e permesso alla sinistra, da sempre minoritaria tra gli italiani nel mondo, di ottenere più parlamentari del centrodestra: ci sono le elezioni, è vero, ma il risultato si saprebbe già. Ovviamente gli italiani all’estero votano per il centrodestra, é deciso. Se non va così si tratta chiaramente di qualche inghippo di gente non occidentale tipo brogli. Generalizzando questo principio, non avremmo bisogno di elezioni da nessuna parte, nemmeno nella romana madrepatria: tanto il risultato si conosce, se nella realtà differisce, è sbagliato o gli elettori sono stati ingannati.

Bene, buon voto a tutti nella nostra bella Italia. Un forte abbraccio.

Bannok pride

naam

Una settimana. Vientiane, Paxse, Don Khon, Don Det, Vang Vien.

Il Laos è l’India più la birra.

La gente la si conosce bevendo sul ciglio della strada, guardando il Mekong. In pochi giorni sembra di essere perfettamente a posto. Un bannok (campagnolo, contadino).

Maledizione a quando non ho perso l’aereo per Tokyo e per la modernità.

アザース!

Gentile dottor professor Hasegawa,

vorrei sottoporre alla Vostra attenzione il caso di uno studente di cui sono venuto a conoscenza. Detto studente ha -lo so di per certo- svolto più di metà esame di lingua giapponese annerendo delle caselle a caso, in base al disegno che ne veniva fuori. bene, lo stesso studente ha impunemente conseguito un punteggio sufficiente a fregiarsi del titolo di “promosso”. Non so, ditemelo Voi…

nooooooooooo, vaaaaaaai

temptedings

Lo scherzo telefonico è un genere in cui si oscilla tra la cazzata paurosa e volgare e il capolavoro. Io in questo caso opterei per il capolavoro.

Inglese di origine persiana, una valanga di personaggi vivi. Ovviamente preferisco il piazzista telefonico del subcontinente, ma anche il sillabatore estremo domina. Poi l’estetica: settantate britanniche che riecheggiano montipaiton anche nei movimenti. Mollatemi sulle finte pubblicità medioriental-tamarre meravigliose. Ore di divertimento raffinato.

www.fonjeacker.tv

Fidatevi.

legare

Lunedì sera siamo andati a vedere il bondage. Shibari. Una ragazza legata in vari modi, appesa al soffitto, corde, nodi. Suona strano, lo so, dopo la pizza con gli amici uno spettacolo in cui si vede un corpo di donna. Bellissimo. Ma l’erotismo da avanspettacolo, la pruderie da poveri era lontana anni luce. Niente di volgare, niente di sgraziato o penoso. movimenti perfetti, forse anche arte, per quel che può significare.          .

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Mi è difficile parlare

L’unica musica che valga la pena di ascoltare

Mehdi Hasan è ancora vivo, ma non canta più perché è malato. Ci sono stati molti cantanti di Ghazal, ma lui è stato il più grande: sia per la voce meravigliosa che per il gusto nella scelta delle poesie. Ma soprattutto per i musicisti di cui si circondava. Nessuno mai emette una nota fuori posto. La percussione sembra che sgorghi direttamente dalla sua voce.

Quando ascoltate la musica di Ustad Mehdi Hasan pensate che da giovane, dopo la partizione di India e Pakistan, questo discendente di 16 generazioni di musicisti è caduto in rovina e ha fatto il biciclettaio e il meccanico. Pensate anche che il Pakistan non esporta solo dittatori, morti di fame e terrorismo.

Andiamo alla bolla

Babol E Go

バブルへGO!
Già il titolo (evvai con la bolla! -intesa come il periodo magico degli anni 80 di Tokyo) fa capire che non è un film impegnato o artistico ma si tratta di intrattenimento nostalgico/disilluso.. La storia è questa: una scienziata crea una macchina del tempo modificando una lavatrice. Il primo uso che viene in mente al pool del ministero delle finanze giapponese è spedire la inventrice e sua figlia indietro di 17 anni (nel 1990) per cambiare la politica economica dell’epoca ed evitare il crack economico dovuto alle speculazioni del mercato immobiliare. Comincia così una storia di fantascienza ironica, piena di gag e di product placement. Molti spunti sono divertenti, e gran parte delle scene mira a descrivere ed enfatizzare i cambiamenti del paese in quasi due decadi. La protagonista, una ragazza di 22 anni figlia della donna che ha elaborato la lavatrice, si trova prima sconvolta dal fiume di soldi che circola tra le persone dei favolosi anni 80, dal trucco pesante delle ragazze, dai gioielli vistosi, dagli strizzatissimi vestitini delle donne nelle “disco”. La trama sbraca presto verso il drammone familiare con rivelazioni un po’ da telenovela, riferimenti culturali che abbracciano due decenni della storia televisiva nipponica, gag abbastanza riuscite, altro product placement, gran finale con scazzottate e lotta coreografica che non si prende troppo sul serio. Nel complesso due ore di rilassato divertimento in cui la capacità di raccontare la differenza fra due epoche, anche nei loro lati superficiali o marginali, mi hanno fatto pensare che in Italia c’è. Niente ci mette di fronte ai cambiamenti che abbiamo subito negli ultimi decenni. Forse dobbiamoscadere nel pecoreccio troppo spinto vanziniano o dall’altra parte la pesantezza di certi registi impegnati che si danno troppa importanza.

L’agrume più sensuale delle isole giapponesi

Si chiama yuzu. Sembra un mandarino ma il profumo fa ricordare i bergamotti. Quei frutti che crescevano nel giardino di fronte alla scuola elementare. A cosa servivano? Forse a niente, ma il profumo inebriava.un agrume in camera Lo yuzu giapponese non si mangia come un normale agrume, gli spicchi sono aspri e amari al tempo stesso, e i semi enormi. La sua grandiosità è nella buccia. In Corea ne fanno una marmellata dolce da sciogliere nell’acqua bollente, bere prima di dormire. Nel Giappone occidentale la macinano e la aggiungono ad altre spezie per farne un condimento acidulo e delizioso. In questa stagione mi ritrovo a comprare frutti di yuzu dal verduraio per il solo piacere di possederli, lasciarli esalare la loro freschezza nella mia stanza. Si usa anche nella vasca da bagno, per profumare l’acqua bollente. E’ una spezia per le persone, lo yuzu.

L’età

piccole donne

Alla cerimonia di passaggio alla maggiore età tutte le ragazze indossano il kimono. Furisode, per la precisione, che significa maniche svolazzanti.

Il passaggio ai 20 anni significa che si è adulti, si possono fumare le sigarette, si possono bere alcolici. Per questo motivo molti ragazzi lo fanno spudoratamente, con gesti ancora incerti ma spavaldi. Il grande raduno del 14 gennaio unisce tutti quelli che arrivano ai venti entro l’anno, io sono stato invitato a quello di Yokohama. La caratteristica tipica di questa città portuale è che i giovani aspiranti malavitosi, gli yanki, scatenano delle risse tra di loro o coinvolgendo la polizia. Che spesso si fa malmenare, senza arresti o denunzie. Tanto si diventa grandi solo una volta nella vita.

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