

Mi scrivono dall’Italia. Si tratta di amici, mi danno del tu, la prima riga è scritta a mano. Mi ricordano che il mese prossimo dobbiamo votare, tutti, anche noi all’estero. Bisogna votare a destra. Ora, io non sono uno col sangue completamente avvelenato dagli ultimi sviluppi politici italiani, ma la lettera non sta in cielo nè in terra: alcuni passaggi sono pretestuosi e direi offensivi, per me.
Madrepatria e Italianità: non mi piacciono come termini. Mi ricordano campagne d’Africa e parate mascellari ai fori imperiali.
Col nostro governo, che ha guidato il paese… : salta fuori che in pochi mesi di governo “delle sinistre” non solo l’immagine dell’Italia si è rovinata (lo dicono loro dall’Italia a me che vivo all’estero), ma che addirittura c’è stato il rischio che ci disancorassimo dalla civiltà occidentale. Cioè la sinistra è orientale? La cosa irritante è che tutto questo è semplicemente suggerito, mai affermato e meno ancora provato o contestabile su basi concrete. La lettera mette gli addendi, il lettore deve fare la somma.
…e permesso alla sinistra, da sempre minoritaria tra gli italiani nel mondo, di ottenere più parlamentari del centrodestra: ci sono le elezioni, è vero, ma il risultato si saprebbe già. Ovviamente gli italiani all’estero votano per il centrodestra, é deciso. Se non va così si tratta chiaramente di qualche inghippo di gente non occidentale tipo brogli. Generalizzando questo principio, non avremmo bisogno di elezioni da nessuna parte, nemmeno nella romana madrepatria: tanto il risultato si conosce, se nella realtà differisce, è sbagliato o gli elettori sono stati ingannati.
Bene, buon voto a tutti nella nostra bella Italia. Un forte abbraccio.



Mi fa proprio sorridere, quell’amico tuo, lí.
Io potrei quasi dire di essere emigrato. Emigrato, com’erano molti dei nostri nonni (il mio no). A quanto pare una generazione va, e una resta, a oltranza.
Invece di vedere l’osteria del senato (quella colla mortazza mangiata colle mani, quella delle bottiglie stappate tipo 31 dicembre, quella delle sputazzate in faccia) e per la vergogna far finta di avere l’accento argentino, vorrei far pensare ai poeti, agli scienziati, agli eroi, ai santi, agli attori, alla musica, all’allegria di via Grazzano, al calcio piú bello del mondo (cantare), al mare e alle vongole, agli spagueti (o ai fetuchini) alla boloñesa. E invece.
Invece corruzione, monnezza, merda, moggi, cazzo, mafia, grandefratello (qui in spaña c’era un italiano nella casa), mortadela con una l (quella mangiata in senato, appunto), mozzarella avvelenata, carlabruni, ramasoti.
Vorrei essere chiamato Dante, Galileo, Garibaldi, Francescodassisi, Verdi, Pasolini, Fellini, Mastroianni.
Invece, Berlusconi. O Veltroni. O Prodi. Quelli, insomma.
Vorrei venire lí un giorno e dirti:
“Oh, diopoi, torne a cjase, é cambiato tutto. Vieni a vedere. Tutto.”
PAOLO, 28 ANNI. UNA PERSONA PER BENE.